di Angelo Diofano
da Taranto oggi del 5/1/2013
Gli echi della vicenda Ilva si fanno sentire anche alla venticinquesima edizione della rassegna “I presepi a Taranto”, allestita dalla sede ionica dell’Associazione italiana amici del presepio nel salone dell’istituto Maria Immacolata, in via Mignogna. Centinaia i visitatori a questa bella manifestazione, la più significativa in tema natalizio fra quelle organizzate in città e che chiuderà i battenti domenica 6, con l’estrazione di otto minipresepi fra coloro che hanno partecipato all’apposita lotteria e il concerto dell’Accademia dei due mari (ore 18), con l’assegnazione del premio intitolato a mons. Michele Grottoli, indimenticato parroco della basilica cattedrale di San Cataldo.
Gesù Bambino vede la luce anche fra tubi e gru, capannoni e ruote gigantesche. L’effetto è agghiacciante ma resta meglio nella memoria, affinché nessuno abbia a dimenticare il particolare momento che sta vivendo la città, soprattutto per l’escalation delle malattie derivate dall’inquinamento.
“O imparate a usare i miei doni o non tornerà più da voi”, recita minaccioso un cartello affianco a una minuscola Natività allestita dagli alunni della 2.a A della “Tommaso Fiore” (Istituto comprensivo “Alfieri”). E che dire dell’allestimento di Vincenzo Pulpito, dove Gesù è sovrastato da ciminiere che gettano in aria i loro fumi, fra il dondolio di una gru che regge il suo pesante carico e gli impianti in marcia? C’è ancora il presepe di Franco Basile che, realizzato più di 40 anni addietro, sembra precorrere i tempi con i suoi scenari di crisi e di inquinamento non più sopportabile. Poi lo sguardo del visitatore si rasserena quando si posa sugli innumerevoli classici scenari della Natività, talora semplici e commoventi talora di grande effetto. Come nel caso del grande presepe meccanico di Gianluca Mele, dove i personaggi sono presi nel loro quotidiano daffare e il giorno succede alla notte, con il sole che sorge salutato dal canto del gallo. Di grande effetto i diorama, con i maestosi e suggestivi paesaggi, curati nei minimi particolari, che si ammirano attraverso un oblò (ad esempio quello dell’artista Mauro Tomaselli). Emblematiche le diverse rappresentazioni di una veterana di queste manifestazioni, Anna Finiello, che forse esprime il massimo in “Gesù e l’Agnello”, dalla chiara simbologia del sacrificio pasquale, che si ispira all’artista cinquecentesco Lorenzo Lotto.
La nostalgia della Taranto che fu è fin troppo evidente nel bel presepe di Franco Basile, ambientato al Pendio La Riccia, in Città vecchia, con le botteghe degli antichi mestieri, prima della demolizione del ’34 ad opera del piccone fascista. L’amore per la nostra regione traspare maggiormente nella rappresentazione di una costruzione rurale, singolare scenario della nascita del Redentore, a cura di Pasquale Antonicelli. Meritano la citazione anche l’opera in cartongesso di Giacomo Amuso denominata “La ricerca dell’alloggio”, con i pupi di fattura spagnola, e il “Presepe orientale” di Lucio Marangi, ambientato nella radice di un albero.
Ma l’elenco dei presepi è troppo lungo per questi angusti spazi. La rassegna al “Maria Immacolata” merita una visita approfondita, nelle ore serali a partire dalle 17.00. Ai visitatori viene anche consegnata una elegante pubblicazione ricca di foto, di racconti e di suggerimenti per un presepe…da esposizione.



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