Quell'opprtuna riservatezza che il ruolo impone (poi il ruolo può naturalmente essere interpretato secondo stili diversi, certo, ma si tratta di punti di vista), mi obbliga a tenere per me, almeno per il momento, alcune riflessioni sulla vexata quaestio delle Gare della Settimana Santa.
Il fatto di ricoprire - di sicuro indegnamente - un ruolo nella mia amata Confraternita, renderebbe purtroppo indistinguibile in questo momento, la voce del Confratello, da quella del "ricercatore", da quella dell'Amministratore.
Poichè tuttavia la polemica mediatica sulle Gare è vecchia, e poichè si tratta di una polemica che si autoalimenta degli stessi luoghi comuni ormai da decenni, a domande e accuse vecchie rispondo con riflessioni quasi altrettanto vecchie.
Qui sotto ripropongo i link ad alcune mie riflessioni datate qualche anno, che a suo tempo furono pubblicate sul Corriere del Giorno, e che, in parte sono confluite nel mio libretto pubblicato lo scorso anno.
In tutto questo naturalmente, non c'entra in alcun modo l'Arcivescovo mons. Filippo Santoro che, da padre e pastore, ha scritto un messaggio quaresimale a tutta la Chiesa Diocesana. Un messaggio denso di sapienza, riflessione e altissimi contenuti che, nonostante il pressapochismo estrapolatorio di taluni giornalettisti, ci si augura possa essere recepito e attuato a tutti i livelli.
1 commento:
"Asta" deriva da auctio e indica l'aggiudicazione perpetua di un bene a scopo di lucro, eg la casa d'aste Semenzato, oppure quelle dei Paesi di lingua inglese (AUCTIONS). Mentre "gara" indica l'aggiudicazione temporanea di un bene, quindi per un tempo limitato,e non a scopo di lucro. Per eventuali approfondimenti, segnalo la monografia "Argentaria - Banche e banchieri nella Roma repubblicana", Bari, Adriatica, 1986, le riviste "Invigilata Lucernis", "Aufidus", "Bollettino di Studi Latini", e l'Année Philologique che contengono, nel corso delle anante, articoili interessanti in merito alla distinzione tra "asta" e "gara".
FABRIZIO 81
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